Mercato moto 2026: gli scooter dominano, cambiano i motociclisti e avanzano i brand cinesi

Il mercato delle due ruote cresce, ma sta cambiando profondamente, l’analisi di AICMOTO

Il mercato moto italiano continua a correre anche nel 2026. Ad aprile le immatricolazioni hanno raggiunto quota 44.359 unità, segnando un incremento del 14,82% rispetto allo stesso mese del 2025. Il primo quadrimestre si chiude così con 129.160 veicoli immatricolati e una crescita complessiva del 14,80%, consolidando il trend positivo già emerso nei mesi precedenti.

Secondo AICMOTO, il dato va comunque interpretato con attenzione, perché il confronto con aprile 2025 risente ancora degli effetti tecnici legati alla fine dell’omologazione Euro 5. Al di là dei numeri, però, emerge un fenomeno ancora più interessante: il mercato delle due ruote si sta trasformando profondamente nei gusti, nelle esigenze e nelle priorità degli utenti.

La crescita non è infatti uniforme. Gli scooter registrano un poderoso +23,25% ad aprile e rappresentano ormai il 58% del mercato totale, contro il 52% di appena due anni fa. Le moto crescono invece più lentamente, con un +3,65% nel mese. Una differenza che conferma un cambiamento strutturale e non più soltanto temporaneo.

Pier Francesco CaliariDirettore Generale di AICMOTO

Scooter e crossover conquistano motociclisti sempre più razionali

Secondo il Direttore Generale di AICMOTO, il mercato si sta letteralmente dividendo in due. “Gli scooter volano, le moto tengono ma faticano. E dentro il mondo moto crescono soprattutto adventure e crossover”, osserva Pier Francesco Caliari.

Le sportive, un tempo simbolo assoluto della passione motociclistica, stanno progressivamente perdendo centralità, mentre sempre più utenti cercano mezzi versatili, pratici e utilizzabili ogni giorno. Scooter evoluti e crossover riescono oggi a combinare comfort urbano, capacità di viaggio e costi di gestione relativamente contenuti.

Attilio PoglianiPresidente AICMOTO

Per AICMOTO si tratta di una trasformazione culturale prima ancora che commerciale. “C’è molta più razionalità nella passione”, sottolinea il Presidente Attilio Pogliani. “Il cliente non compra più con la pancia. Si chiede quanto usa il mezzo, dove lo usa e quanto costa mantenerlo”.

Anche tecnologie considerate impensabili fino a pochi anni fa, come il cambio automatico sulle moto, stanno diventando sempre più accettate pure dai motociclisti esperti. Il concetto stesso di moto si sta quindi evolvendo verso una mobilità più flessibile, pratica e trasversale.

I marchi cinesi diventano protagonisti del mercato italiano

Uno dei segnali più evidenti della trasformazione del settore arriva dalla crescita dei brand cinesi, ormai sempre più presenti nelle classifiche di vendita italiane. Secondo i dati di AICMOTO, modelli come la CFMoto 450MT, le Voge Sfida e la Zontes ZT368T-G stanno conquistando quote di mercato sempre più importanti sia nel comparto moto sia nel segmento scooter.

Non si tratta più di fenomeni marginali o legati esclusivamente al prezzo. I nuovi costruttori asiatici stanno infatti convincendo molti motociclisti grazie a un rapporto qualità-prezzo competitivo, dotazioni tecnologiche complete e una forte attenzione alla versatilità dei prodotti.

Adventure, crossover e maxi scooter diventano così il simbolo di un nuovo motociclista meno legato all’immagine tradizionale e molto più attento a praticità, comfort e convenienza. Una trasformazione che sta ridisegnando rapidamente il mercato italiano delle due ruote e mettendo sotto pressione anche i marchi storici europei e giapponesi.

Sicuramente la crescita dell’Associazione Italiana dei Concessionari MOTO sarà un’ottima opportunità per il mercato e per i clienti finali al pari dei Top Dealers Italia, molti dei quali accanto alle vetture distribuiscono sempre più brand motociclistici

Auto elettriche in Italia: mercato in forte crescita, ma l’Europa corre ancora più veloce

Ad aprile immatricolazioni quasi raddoppiate

Il mercato italiano delle auto elettriche continua a crescere e registra il decimo mese consecutivo con il segno positivo. Secondo i dati diffusi da Motus-E, ad aprile 2026 sono state immatricolate 13.087 vetture full electric, quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2025 (+97,1%). La quota di mercato delle BEV sale così all’8,4%, contro il 4,7% registrato un anno fa.

Determinante, ancora una volta, il contributo degli incentivi statali introdotti lo scorso ottobre e terminati in appena un giorno. Nel primo quadrimestre dell’anno le auto elettriche immatricolate in Italia hanno raggiunto quota 50.924 unità, con una crescita del 71,9% rispetto allo stesso periodo del 2025 e una market share salita dal 5,1% al 7,9%. Il parco circolante elettrico nazionale supera ora le 409 mila vetture.

Anche il mercato automobilistico complessivo mostra segnali positivi: ad aprile le immatricolazioni totali sono cresciute dell’11,2%, arrivando a 155.358 unità, mentre nei primi quattro mesi del 2026 il progresso sfiora il 10%, con oltre 641 mila registrazioni complessive.

L’Italia cresce, ma resta distante dai grandi mercati europei

Nonostante il forte incremento delle vendite, il confronto con i principali mercati europei evidenzia come l’Italia sia ancora lontana dai Paesi leader della transizione elettrica. Gli ultimi dati disponibili relativi a marzo 2026 mostrano infatti quote di mercato nettamente superiori in Francia (28,5%), Germania (24,1%) e Regno Unito (22,6%). Anche la Spagna, storicamente più lenta sul fronte elettrico, ha ormai raggiunto il 9,2%, poco sopra il dato italiano dell’8,7%.

Secondo il presidente di Motus-E, il recupero italiano rappresenta comunque un segnale incoraggiante. “Per avvicinarci concretamente al gruppo di testa dell’Europa serve un piano d’azione circostanziato”, osserva Fabio Pressi, sottolineando come nei principali mercati europei i risultati siano frutto di strategie industriali e fiscali stabili nel tempo.

“Incentivi chiari aiutano famiglie e imprese a orientarsi verso la mobilità elettrica”, aggiunge Fabio Pressi, evidenziando anche come l’elettrico venga oggi considerato da molti automobilisti e fleet manager una possibile protezione contro future crisi energetiche e shock petroliferi.

Fabio Pressi Presidente Motus-E

Flotte aziendali e usato elettrico: la chiave per crescere davvero

Secondo Motus-E, il vero salto di qualità per il mercato italiano potrebbe arrivare dalle flotte aziendali e dal futuro sviluppo dell’usato elettrico. La revisione della fiscalità sulle auto aziendali viene infatti considerata uno degli strumenti più efficaci per accelerare la diffusione delle BEV anche nel mercato privato nei prossimi anni.

“Mai come in questa fase sarebbe indispensabile mettere a punto un piano strutturale per colmare il gap sull’elettrico”, afferma Fabio Pressi, indicando proprio nelle flotte il punto di partenza per creare un mercato dell’usato elettrico più ampio, accessibile e conveniente.

Per il consumatore finale questo aspetto sarà fondamentale. Con l’arrivo di un numero crescente di vetture elettriche di seconda mano, il mercato potrebbe infatti diventare molto più accessibile rispetto a oggi, soprattutto grazie alla discesa dei prezzi delle batterie e alla crescita dell’offerta di modelli entry level.

“Mobilità elettrica e rinnovabili sono due facce della stessa medaglia”, conclude Fabio Pressi. “Investire su entrambe significa costruire una vera sovranità energetica per il Paese”.

Dealer Network Study 2026: meno imprenditori, più multi-brand coi marchi asiatici in crescita

Rete distributiva sempre più concentrata nel Nord Italia

Il settore automotive italiano continua il proprio percorso di consolidamento. È quanto emerge dal nuovo Dealer Network Study di Quintegia, che fotografa l’evoluzione della rete distributiva nazionale tra fusioni, riduzione degli imprenditori e crescita dei nuovi brand emergenti.

Nel 2026 la rete italiana conta 3.794 punti vendita in franchising, con una forte concentrazione territoriale nel Nord-Ovest, area che rappresenta il 31% del totale nazionale. La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di concessionarie: 692 punti vendita, pari a uno ogni 14.500 abitanti. Situazione differente nel Lazio, dove si registra un’attività commerciale ogni 20 mila residenti, mentre la Campania si conferma fanalino di coda con un punto vendita ogni 30 mila abitanti. All’opposto, la Toscana mostra una rete molto più capillare, con 353 concessionarie e un rapporto vicino a un dealer ogni 10 mila abitanti.

Lo studio, che verrà approfondito durante Automotive Dealer Day 2026 in programma a Veronafiere dal 19 al 21 maggio, evidenzia come la copertura territoriale resti sostanzialmente stabile nonostante il progressivo ridimensionamento della struttura imprenditoriale.

Calo di imprenditori e fusioni: il settore accelera il consolidamento

Il Dealer Network Study mostra chiaramente come il 2026 segni una nuova fase di contrazione della rete autorizzata. Gli imprenditori automotive scendono infatti a 710 unità (-5% rispetto al 2025), mentre le ragioni sociali si fermano a 895 (-6%). Più contenuta la riduzione delle sedi fisiche, pari al -2%, con le reti in franchising sostanzialmente stabili.

Il fenomeno diventa ancora più evidente osservando il medio-lungo periodo. Rispetto al 2016, il numero degli imprenditori si è ridotto del 41%, mentre le sedi fisiche sono diminuite fino al 23%. Una trasformazione che riflette fusioni, acquisizioni e la crescente necessità di raggiungere economie di scala in un mercato sempre più complesso e competitivo.

Dinamiche analoghe interessano anche il settore dell’assistenza autorizzata e quello dei veicoli commerciali leggeri, dove il numero di operatori continua a diminuire, pur mantenendo una copertura territoriale diffusa. Il mercato sembra quindi orientarsi verso gruppi sempre più strutturati, capaci di integrare vendita, assistenza, noleggio, servizi finanziari e gestione dell’usato in un unico ecosistema automotive.

Nuovi brand asiatici e modello multi-brand cambiano il mercato

Parallelamente alla riduzione degli operatori cresce il modello multi-brand multi-costruttore. Secondo la ricerca, il 44% degli operatori rappresenta oggi più marchi appartenenti a costruttori differenti, contro il 40% del 2025 e il 31% del 2016. Cala invece la concessionaria tradizionale mono-brand, passata dal 51% del mercato nel 2016 al 35% attuale.

A trainare questo cambiamento sono soprattutto i nuovi marchi emergenti, in larga parte asiatici e cinesi. Nel 2022 ogni imprenditore rappresentava mediamente 2,47 brand; oggi, includendo i nuovi costruttori, la media sale fino a 3,45 marchi per dealer.

La conferma giunge anche dai Top Dealers Italia presenti nella Guida 2026

Tutti questi dati emersi dal DEALER NETWORK STUDY trovano conferma anche nella Top Dealers Italia e nella GUIDA TOP DEALERS ITALIA 2026, che ha coinvolto i suoi 94 dealer selezionati sui principali temi strategici del settore. Emerge con chiarezza come il “nuovo” non rappresenti ancora il vero core business dei migliori concessionari italiani, sempre più focalizzati invece su after sales, servizi e soprattutto sull’usato certificato gestito attraverso marchi proprietari.

Raddoppiando i marchi rappresentati, con i costruttori cinesi all’attacco e molte case europee sulla difensiva, appare evidente perché i dealer italiani siano sempre meno monomarca. Una trasformazione che apre nuove opportunità anche ai brand asiatici, ma con la cautela necessaria verso produttori abituati a logiche industriali, politiche e normative molto diverse da quelle europee. Sullo sfondo resta inoltre il tema dei possibili dazi e dell’obbligo di una quota crescente di componentistica prodotta direttamente in Europa.

Automotive e nuova mobilità: per Bain & Company ed ANIASA il “futuro sbagliato” allontana dall’auto!

Nuova ricerca condotta da ANIASA e Bain & Company sul mercato automotive.

Automotive e nuova mobilità: il futuro “sbagliato” costa caro ai consumatori. Monopattini e car sharing restano di nicchia, l’elettrico cresce a macchia di leopardo e solo dove ci sono incentivi; al 2030 si attesterà intorno al 30%. Prezzi delle auto +50% in dieci anni: l’auto torna ad essere un bene per pochi

Mobilità reale contro mobilità immaginata

La mobilità del futuro sta prendendo una direzione molto diversa rispetto alle previsioni formulate negli ultimi anni. È quanto emerge dalla nuova ricerca realizzata da ANIASA insieme a Bain & Company, presentata a Milano, che mette in evidenza il forte scollamento tra visioni teoriche e comportamenti reali dei consumatori.

Secondo lo studio, l’idea di una rapida transizione verso auto elettriche, monopattini, car sharing e acquisti completamente online non si è concretizzata nei tempi e nelle modalità previste. L’auto privata resta infatti il principale mezzo di trasporto per oltre il 75% degli italiani, mentre il concessionario continua ad avere un ruolo centrale nel processo d’acquisto.

“Il messaggio che arriva dai dati è inequivocabile: occorre rimettere il cliente al volante del settore”, sottolinea Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Company e responsabile italiano automotive.

La ricerca evidenzia come, nonostante il 62% dei clienti inizi il percorso online, quasi il 90% delle vendite venga ancora finalizzato in concessionaria dopo poche interazioni. Per Gianluca Di Loreto il mercato continua quindi a premiare prossimità, fiducia e relazione diretta, elementi che la digitalizzazione non è riuscita a sostituire completamente.

Elettrico: crescita fragile e fortemente legata agli incentivi

Uno dei punti centrali dell’analisi riguarda il mercato delle auto elettriche. Secondo Bain & Company, la diffusione delle BEV continuerà a crescere, ma con ritmi più lenti rispetto alle aspettative iniziali. Gli analisti stimano infatti che entro il 2030 le elettriche pure si assesteranno attorno al 30% del mercato europeo.

In Italia, nel 2025 le BEV rappresentavano tra il 5% e il 7% delle immatricolazioni, mentre nel primo trimestre 2026 si è registrata una crescita più marcata, con elettrificate e plug-in arrivate all’8% del mercato nazionale. Tuttavia, l’indagine evidenzia come gran parte di questo incremento sia stato generato da campagne promozionali aggressive e incentivi pubblici temporanei.

“L’adozione dell’elettrico segue molto più la ricchezza dei territori che le intenzioni normative”, evidenzia Gianluca Di Loreto, spiegando come la correlazione tra PIL pro capite e quota di auto elettrificate superi ormai l’80% a livello europeo.

Secondo il Partner di Bain & Company, senza una maggiore attenzione all’accessibilità economica il rischio è quello di creare una mobilità sostenibile solo per una parte della popolazione.

Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Company

Prezzi delle auto +50%: cresce il rischio di esclusione

La ricerca pone inoltre l’attenzione sul crescente problema del costo delle automobili. Tra il 2013 e il 2024 il prezzo medio delle vetture nuove in Italia è aumentato di oltre il 50%, mentre il reddito netto delle famiglie è cresciuto appena del 29%. Un divario che sta rendendo sempre più difficile l’accesso all’auto nuova.

Sempre più famiglie rinviano l’acquisto oppure si orientano verso l’usato, mentre anche monopattini e car sharing mostrano segnali di rallentamento dopo il boom iniziale. Restrizioni normative, aumento degli incidenti e crescita dei costi operativi stanno infatti ridimensionando il settore in molte città europee.

Rimettere il cliente al centro per evitare “il futuro sbagliato della mobilità”

Lo studio mostra con chiarezza che la transizione verso la nuova mobilità è molto meno lineare e molto più complessa di quanto previsto. In questo scenario, il noleggio veicoli rappresenta già oggi una risposta concreta ed efficace: consente ai cittadini e alle imprese di accedere a soluzioni di mobilità aggiornate, senza dover sostenere i maggiori costi e rischi legati alla proprietà.
 È uno strumento che aumenta l’accessibilità, accelera il ricambio del parco circolante e accompagna in modo pragmatico la transizione energetica, mettendo davvero il cliente al centro”,
 ha commentato Italo FolonariPresidente ANIASA.

Italo Folonari, Presidente ANIASA

Il messaggio che arriva dai dati è inequivocabile: per rimettere il settore in carreggiata occorre rimettere il cliente al volante.
Significa
 – sottolinea Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Company e responsabile italiano automotive – ripensare prodotti, prezzi, canali e politiche industriali a partire da come le persone si muovono davvero, da quanto guadagnano e da che cosa si aspettano dall’esperienza d’acquisto.
Solo con un’attenzione radicale all’accessibilità economica e a una transizione energetica meno ideologica e più pragmatica, l’Europa potrà evitare l’uscita di strada e costruire un sistema di mobilità davvero sostenibile, per l’ambiente e per i consumatori
”.

Carraro Concessionaria: l’usato di qualità si vende valorizzando il servizio, non il singolo annuncio

L’usato come identità di marca

Nel mercato automotive contemporaneo, dominato da marketplace pieni di migliaia di annunci simili tra loro, i Top Dealers Italia sono chiamati a fare una scelta strategica precisa: valorizzare il proprio marchio e i servizi offerti, non il singolo modello in vendita. È questa la filosofia che emerge chiaramente dall’esperienza di Carraro Concessionaria, realtà storica del Nord-Est Italia con 12 sedi distribuite tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Selezionata come Top Dealers Italia da una qualificata e anonima giuria di esperti del settore automotive e presente anche nella prossima Guida Top Dealers Italia 2027, Carraro rappresenta un esempio concreto di come l’usato possa diventare un elemento distintivo del brand e non soltanto una guerra di prezzo fra inserzioni online. Il valore aggiunto non è infatti il singolo annuncio, destinato a confondersi fra migliaia di proposte, ma l’ecosistema di garanzie, controlli, assistenza e affidabilità costruito nel tempo dal dealer. Un approccio che consente di giustificare anche un valore economico superiore rispetto a commercianti improvvisati che spesso spariscono dopo la consegna della vettura.

Servizi, garanzie e fiducia: la vera differenza

Carraro Concessionaria punta su un modello evoluto di gestione dell’usato, con oltre 250 vetture in pronta consegna e un’organizzazione pensata per offrire al cliente la stessa serenità dell’acquisto di un’auto nuova. Ogni veicolo viene sottoposto a 150 controlli tecnici, certificazione del chilometraggio e igienizzazione completa prima della consegna. A questo si aggiungono servizi sempre più richiesti dal mercato, come la possibilità di effettuare video call con il venditore, il ritiro dell’usato in permuta oppure l’acquisto diretto senza obbligo di riacquisto. Centrale anche la componente finanziaria, con piani personalizzabili da 12 a 96 mesi e coperture assicurative su misura. In un contesto in cui molti utenti confrontano esclusivamente il prezzo del veicolo online, i Top Dealers Italia devono invece comunicare con forza tutto ciò che sta dietro all’acquisto: assistenza post-vendita, vettura sostitutiva, ricambi originali, manutenzione programmata e servizi di mobilità. È proprio questa rete di tutele a trasformare un’auto usata in un acquisto sicuro e garantito nel tempo.

Dal Certified al post-vendita: l’usato premium costruisce valore

Un ulteriore esempio della strategia perseguita da Carraro è rappresentato dal programma Mercedes-Benz Certified, che eleva ulteriormente gli standard dell’usato premium attraverso garanzie fino a 48 mesi, assistenza Mobilo in tutta Europa e controlli pre-consegna effettuati da tecnici specializzati. Il dealer non vende semplicemente un’automobile, ma un’esperienza di acquisto completa che continua anche dopo la consegna grazie a officine specializzate, orari estesi e programmi di manutenzione dedicati. In quest’ottica, il Centro Usato di Nervesa della Battaglia diventa un vero hub dell’usato qualificato, dove il cliente percepisce immediatamente la differenza tra un Top Dealer strutturato e un semplice venditore occasionale. Per questo motivo i Top Dealers Italia devono sempre più investire nella comunicazione del proprio brand, dei servizi e delle garanzie offerte sull’intera gamma usata, evitando di concentrarsi esclusivamente sul singolo annuncio. L’obiettivo non deve essere competere con i marketplace sul prezzo più basso, ma trasmettere fiducia, competenza e continuità nel tempo: elementi che oggi rappresentano il vero lusso nel mercato dell’usato automotive.

Carraro Concessionaria prima in Italia per vendite Subaru

Nuovo importante riconoscimento nazionale per Carraro Concessionaria, che si conferma punto di riferimento nel panorama automotive italiano. La storica realtà con sede a Susegana è stata infatti premiata da Subaru Italia come concessionaria numero uno in Italia per vendite del marchio giapponese, ottenendo inoltre il prestigioso riconoscimento per il miglior turnover officina.

La consegna dei premi si è svolta nei giorni scorsi alla presenza del Ceo di Subaru Italia, Nicola Torreggiani, insieme a Marco Cavagna, District Manager, e Alberto Mellere, District Manager After Sales. A ritirare il riconoscimento è stato il Brand Manager Mauro Follador.

Una leadership costruita sul territorio e sulla fiducia dei clienti

Il risultato ottenuto da Carraro Concessionaria conferma la crescita costante dell’azienda e il forte legame costruito nel tempo con il territorio tra le province di Treviso, Belluno e tutto il Friuli Venezia Giulia. Un lavoro sviluppato attraverso una presenza capillare e una particolare attenzione alla qualità del servizio, sia nella fase di vendita che nel post-vendita.

“Essere riconosciuti come eccellenza nazionale per vendite e assistenza è motivo di grande soddisfazione e conferma la solidità del lavoro portato avanti ogni giorno sul territorio”, ha commentato Ruggero Carraro, amministratore delegato della concessionaria.

Negli ultimi anni il gruppo ha rafforzato ulteriormente la propria struttura, investendo non solo nella rete commerciale ma anche nella customer experience, elemento sempre più decisivo in un mercato automotive dove il rapporto di fiducia con il cliente conta quanto il prodotto stesso.

Customer experience e assistenza: il valore aggiunto di Carraro

Uno degli aspetti che distingue Carraro Concessionaria è proprio l’attenzione alla soddisfazione del cliente. Il premio per il miglior turnover officina rappresenta infatti un indicatore importante della qualità del servizio after sales, oggi centrale per fidelizzare gli automobilisti e garantire continuità nel rapporto con il concessionario.

Dietro questi risultati c’è il lavoro coordinato di oltre 370 collaboratori distribuiti nelle 14 filiali del gruppo. Un’organizzazione che coinvolge tutte le aree operative: dal back office ai consulenti commerciali, dai meccanici ai carrozzieri. Una squadra ampia e strutturata che presto crescerà ulteriormente con la nuova apertura prevista a Villorba, destinata a diventare la quindicesima sede del gruppo.

La capacità di offrire assistenza rapida, personale qualificato e un’esperienza cliente curata in ogni dettaglio rappresenta oggi uno dei principali fattori competitivi per i dealer italiani più evoluti, soprattutto in una fase di grande trasformazione del mercato auto.

Top Dealers Italia conferma la qualità della selezione

Il doppio riconoscimento ottenuto da Carraro Concessionaria arriva inoltre a pochi giorni da un altro importante premio ricevuto da Omoda & Jaecoo per le vendite record raggiunte dal gruppo.

Un percorso di crescita che non sorprende il progetto Top Dealers Italia, che da anni include Carraro Automobili tra le eccellenze selezionate per la propria Guida annuale dedicata ai migliori concessionari italiani. La conferma di questi successi rafforza ulteriormente il valore di una selezione costruita attraverso il lavoro di una giuria anonima ed esperta, chiamata ogni anno a individuare le realtà più solide, affidabili e innovative del settore automotive nazionale.

Carraro Concessionaria si conferma così una vera e propria colonna del panorama dealer italiano, capace di distinguersi sia nei numeri sia nella qualità della relazione costruita quotidianamente con i propri clienti.

Auto elettrica, car sharing e monopattini rallentano mentre i prezzi delle auto esplodono

La rivoluzione della mobilità annunciata negli ultimi anni procede molto più lentamente del previsto. Auto elettriche, car sharing, monopattini e acquisti totalmente online non stanno sostituendo l’auto privata come molti avevano immaginato. È quanto emerge dalla nuova ricerca realizzata da ANIASA e Bain & Company, presentata a Milano, che fotografa un mercato ancora fortemente legato all’auto tradizionale e sempre più condizionato dall’aumento dei prezzi.

Secondo lo studio, il rischio concreto è quello di un “futuro sbagliato della mobilità”: un sistema meno accessibile economicamente, con tecnologie che crescono a velocità differenti e una transizione energetica spesso trainata più dagli incentivi che dalla reale domanda dei consumatori.

L’auto privata resta centrale, sharing e monopattini rimangono di nicchia

Nonostante anni di annunci sulla fine dell’auto privata, la ricerca conferma che la mobilità quotidiana degli italiani continua a ruotare attorno alla vettura personale. Oltre il 75% degli utenti utilizza infatti regolarmente la propria auto, mentre car sharing, bike sharing, taxi e monopattini restano soluzioni occasionali e utilizzate solo da una parte limitata della popolazione.

Anche il processo d’acquisto cambia meno del previsto. Sebbene il 62% dei clienti inizi la ricerca online, circa il 90% delle vendite continua a concludersi fisicamente in concessionaria. Il rapporto diretto con il dealer resta quindi centrale, soprattutto in un momento in cui gli automobilisti cercano rassicurazioni, test drive e consulenza personalizzata.

Secondo la ricerca, anche il car sharing sta vivendo una fase complessa. Nato come alternativa all’auto privata, il settore deve oggi affrontare costi operativi crescenti, furti, multe e utilizzi impropri dei veicoli. I monopattini elettrici, dopo il boom iniziale sostenuto dagli incentivi, stanno invece rallentando a causa di regole più severe e di un aumento significativo degli incidenti registrati negli ultimi anni in tutta Europa.

Elettrico: cresce solo dove ci sono forti incentivi

La ricerca di ANIASA e Bain & Company evidenzia anche come la diffusione delle auto elettriche sia molto meno lineare rispetto alle aspettative iniziali. Gli analisti prevedono che nel 2030 le auto BEV possano rappresentare circa il 30% del mercato europeo, una quota importante ma lontana dagli scenari più estremi ipotizzati negli anni scorsi.

In Italia, nel 2025 le elettriche pure rappresentavano tra il 5% e il 7% delle immatricolazioni. Nel primo trimestre 2026 si è registrata una crescita significativa soprattutto nel Sud Italia, dove la quota dei veicoli elettrificati è salita oltre il 15%. Tuttavia, lo studio sottolinea come buona parte di questo incremento sia legato a campagne promozionali molto aggressive e incentivi temporanei, compresa una citycar elettrica proposta sotto i 5.000 euro grazie agli aiuti statali.

Al netto delle promozioni, la domanda strutturale di elettrico rimane più contenuta. Un dato che conferma come molti consumatori continuino a valutare soprattutto il prezzo finale, l’autonomia reale e la praticità d’utilizzo quotidiano prima di scegliere un’auto elettrica.

La ricerca mette inoltre in evidenza una forte correlazione tra reddito e diffusione dell’elettrico: le aree economicamente più ricche sono quelle dove BEV e plug-in risultano più diffuse.

Prezzi delle auto alle stelle: per molte famiglie acquistare è sempre più difficile

Uno dei temi centrali dello studio riguarda il costo delle automobili. Dal 2013 al 2024 il prezzo medio delle vetture nuove in Italia è aumentato di oltre il 50%, mentre i redditi familiari sono cresciuti molto meno. Il risultato è un mercato sempre meno accessibile, dove molte famiglie rinviano l’acquisto o si orientano verso l’usato.

Le auto elettriche, generalmente più costose, accentuano ulteriormente questo divario. La conseguenza è che il rischio di trasformare l’automobile in un bene destinato solo a determinate fasce economiche diventa sempre più concreto.

“La transizione verso la nuova mobilità è molto più complessa di quanto previsto. Il noleggio rappresenta già oggi una risposta concreta perché permette a cittadini e imprese di accedere a veicoli aggiornati senza sostenere i costi e i rischi della proprietà”, ha commentato Italo Folonari, Presidente di ANIASA.

Italo Folonari, Presidente di ANIASA

Sulla stessa linea anche Gianluca Di Loreto di Bain & Company: “Per rimettere il settore in carreggiata occorre rimettere il cliente al volante, ripensando prodotti, prezzi e politiche industriali in modo più pragmatico e meno ideologico”, ha dichiarato Gianluca Di Loreto.

Gianluca Di Loreto di Bain & Company

La ricerca lancia quindi un messaggio chiaro: la mobilità del futuro dovrà essere sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico. Perché senza accessibilità reale, il rischio è che la rivoluzione promessa rimanga riservata a pochi automobilisti.

Noleggio auto in Italia 2026: flotte record, boom dell’ NLT e timori per elettrico

Mobilità a noleggio sempre più centrale nel mercato automotive italiano. È quanto emerge dal 25° Rapporto di ANIASA, l’associazione di Confindustria che rappresenta il settore dei servizi di mobilità. Nel 2025 il comparto ha raggiunto quota 1,5 milioni di veicoli in flotta, con oltre 526mila immatricolazioni e un’incidenza pari al 34% del mercato nazionale. Un risultato che conferma il ruolo strategico del noleggio nel rinnovo del parco circolante italiano, in un contesto però ancora segnato da incertezze fiscali e normative legate alla transizione elettrica.

Il settore cresce tra record e nuovi equilibri

Il comparto del noleggio ha chiuso il 2025 con un giro d’affari complessivo di 17 miliardi di euro, sostenuto soprattutto dalla crescita strutturale del lungo termine. Il noleggio a lungo termine ha infatti superato i 13 miliardi di fatturato, raggiungendo 1,3 milioni di veicoli in flotta e oltre 411mila immatricolazioni, pari al 24% del mercato auto italiano. In aumento anche i clienti privati, oggi a quota 185mila, a conferma di un progressivo cambio culturale che vede sempre più automobilisti orientarsi verso l’utilizzo del veicolo piuttosto che verso la proprietà.

Sul fronte delle alimentazioni prosegue invece il calo del diesel, sceso al 28% delle nuove immatricolazioni, mentre elettrico e plug-in raggiungono insieme il 20%. Sempre più lunghi anche i contratti, con il 78% che supera i 36 mesi. Il breve termine mantiene invece una crescita più altalenante, ma continua a beneficiare del forte sviluppo del traffico aeroportuale, che oggi genera il 60% del business del settore.

Aeroporti trainano il breve termine, il car sharing resta in difficoltà

Nel noleggio a breve termine crescono fatturato, noleggi e immatricolazioni, mentre si riducono leggermente flotta e durata media dei contratti. Gli aeroporti si confermano il vero motore del comparto, con una crescita dell’11%, sostenuta dall’aumento dei flussi turistici e dalla domanda di mobilità flessibile.

Situazione più complessa invece per il car sharing, che attraversa una fase critica dopo anni di investimenti. I numeri evidenziano una forte contrazione: i noleggi sono scesi dagli oltre 13 milioni del 2019 a meno di 4 milioni, mentre la flotta si è ridotta di oltre il 70% rispetto al periodo pre-pandemia. Pesano l’aumento dei costi operativi, i furti, gli usi impropri dei veicoli e un quadro normativo considerato insufficiente dagli operatori. Anche la fiscalità viene indicata come uno dei principali ostacoli, con l’IVA al 22% rispetto al 10% previsto per il trasporto pubblico locale.

Nel primo trimestre 2026 il settore ha inoltre registrato una crescente presenza dei marchi cinesi, arrivati al 12,4% delle immatricolazioni nel lungo termine e addirittura al 20% nel breve termine.

Fiscalità ed elettrificazione preoccupano il settore

Tra i temi più delicati evidenziati dal Rapporto ANIASA ci sono le nuove regole fiscali e il possibile recepimento delle quote obbligatorie europee per i veicoli elettrici nelle flotte aziendali e nel noleggio. Il presidente di ANIASA, Italo Folonari, ha sottolineato come il noleggio rappresenti oggi uno strumento decisivo per accelerare il rinnovo del parco auto italiano, caratterizzato da un’età media superiore ai 13 anni.

“La mobilità a noleggio è ormai un trend strutturale che favorisce il rinnovo del parco circolante e la riduzione delle emissioni. Il contesto fiscale però continua a penalizzare le aziende clienti del settore”, ha dichiarato Italo Folonari, chiedendo un intervento sulla fiscalità dell’auto aziendale e l’introduzione dell’IVA agevolata al 10% per il noleggio turistico e il car sharing.

Folonari ha poi espresso forte preoccupazione per le ipotesi europee di quote obbligatorie di elettrico nelle flotte: “Un obbligo troppo rigido potrebbe rallentare il rinnovo dei veicoli, aumentare l’età media del parco circolante e creare difficoltà operative soprattutto nel breve termine, con effetti opposti rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione”, ha concluso Italo Folonari.

Motus-E al Quirinale: transizione elettrica, industria e competitività al centro dell’incontro con Mattarella

Automotive italiano davanti a una svolta storica

La transizione verso la mobilità elettrica non è più soltanto una questione ambientale, ma un tema industriale, economico e strategico per il futuro del Paese. È questo il messaggio portato da Fabio Pressi, Presidente di Motus-E, durante l’incontro ufficiale avvenuto al Quirinale con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nel corso del confronto, Pressi ha delineato al Capo dello Stato il quadro attuale dell’industria automotive italiana, evidenziando come il settore stia affrontando una trasformazione globale che non consente più ritardi né atteggiamenti attendisti. A livello mondiale, infatti, un’auto nuova su cinque è già oggi completamente elettrica, segnale di una rivoluzione industriale ormai in pieno corso.

Secondo Motus-E, il tema centrale non riguarda soltanto la diffusione dei veicoli elettrici, ma soprattutto la capacità dell’Italia di preservare competitività, occupazione e capacità produttiva in una fase di cambiamento che sta ridefinendo l’intera filiera automotive. In questo contesto, il ruolo delle istituzioni diventa decisivo per accompagnare imprese, investimenti e trasformazione tecnologica.

Norme chiare e infrastrutture per sostenere il mercato

Uno dei punti centrali affrontati durante l’incontro riguarda la necessità di costruire una cornice normativa stabile e coerente che permetta alle aziende italiane di operare con maggiore visione strategica sulle frontiere dell’innovazione.

Per Motus-E, il rischio più grande sarebbe affrontare la transizione senza una regia industriale capace di coordinare sviluppo infrastrutturale, incentivi e riconversione produttiva. Pressi ha sottolineato inoltre gli importanti passi avanti compiuti in Italia sul fronte delle infrastrutture di ricarica, considerate oggi uno degli elementi chiave per consolidare la fiducia dei cittadini verso la mobilità elettrica.

Altro tema strategico emerso durante il confronto è quello della sicurezza energetica. La crescente elettrificazione del parco circolante viene infatti vista anche come uno strumento per ridurre l’esposizione del Paese agli shock petroliferi internazionali, come quelli potenzialmente legati a crisi geopolitiche e commerciali globali.

In questo scenario, secondo l’associazione, diventa fondamentale offrire stabilità sia ai consumatori sia agli operatori della filiera, evitando interventi discontinui o politiche frammentate che rischierebbero di rallentare investimenti e domanda.

Batterie, occupazione e politica industriale

Nel corso dell’incontro al Quirinale, Fabio Pressi ha posto l’attenzione anche sulle opportunità economiche e occupazionali legate alla crescita della mobilità elettrica, evidenziando come l’Italia possa ancora giocare un ruolo importante all’interno della nuova catena del valore automotive europea.

Particolare attenzione è stata dedicata al settore delle batterie, considerato uno dei comparti strategici per il futuro industriale del continente. Secondo Motus-E, senza una politica industriale chiara e prevedibile, il rischio è che l’Italia perda progressivamente competitività nei confronti di altri grandi Paesi europei e asiatici che stanno accelerando investimenti, innovazione e capacità produttiva.

“È fondamentale costruire una cornice normativa che aiuti le imprese a muoversi sulle frontiere dell’innovazione, preservando la competitività di una filiera essenziale per il Paese”, ha evidenziato Fabio Pressi, Presidente di Motus-E, sottolineando la necessità di accompagnare la riconversione industriale con strumenti di supporto chiari e continuativi.

Secondo l’associazione, la crescita della mobilità elettrica richiede infatti una strategia di lungo periodo capace di integrare industria, infrastrutture e sostegno alla domanda. Un approccio che potrebbe rappresentare non solo una risposta alla trasformazione globale dell’automotive, ma anche un’opportunità concreta per rafforzare innovazione, occupazione e autonomia industriale del sistema Paese.

bee2link group Italia all’ADD26: dati, AI e processi per la redditività dei dealer

Redditività sotto pressione nel nuovo automotive

In un mercato automotive italiano sempre più complesso, caratterizzato da margini ridotti, costi crescenti e domanda selettiva, bee2link group Italia sceglie l’Automotive Dealer Day 2026 come palcoscenico per rilanciare un tema cruciale per il futuro della distribuzione: la capacità dei concessionari di recuperare efficienza e redditività attraverso dati, processi integrati e tecnologia.

La tech company europea specializzata nello sviluppo di piattaforme software e soluzioni SaaS per la distribuzione automotive parteciperà infatti all’edizione 2026 dell’evento del retail automotive italiano, in programma a Verona dal 19 al 21 maggio, portando una riflessione concreta sulla sostenibilità economica dei dealer in un contesto di trasformazione strutturale.

I numeri del mercato confermano la criticità dello scenario. Secondo UNRAE, nel 2025 le immatricolazioni si sono fermate a circa 1,5 milioni di unità, ancora oltre il 20% sotto i livelli del 2019, mentre il prezzo medio delle vetture nuove è cresciuto del 44% nell’ultimo decennio. Parallelamente, secondo Snap-on, la redditività media dei dealer si è ridotta allo 0,88%, con una quota di concessionari in perdita salita dal 6,4% di fine 2023 al 24,4% di fine 2025.

Micro-inefficienze che erodono i margini

In questo contesto, per bee2link group Italia il vero problema non è più rappresentato soltanto dalla riduzione dei volumi, ma soprattutto dalla dispersione di marginalità generata da inefficienze operative quotidiane. Un tema che sarà al centro del workshop “L’ecosistema SaaS di bee2link group: tecnologia e AI per massimizzare la redditività”, in programma giovedì 21 maggio presso la Sala Viola dell’Automotive Dealer Day.

A guidare l’incontro saranno Tommaso Carboni, Country Director, e Carlo De Marco, Sales Manager, che analizzeranno come dati non sincronizzati, processi amministrativi frammentati, perizie non standardizzate e mancata integrazione tra reparti possano generare perdite invisibili ma decisive per la tenuta economica delle concessionarie.

Secondo la società, il mercato non richiede più semplicemente nuovi strumenti digitali, ma ecosistemi capaci di far dialogare piattaforme, persone e dati in modo coerente. È proprio questa la logica che guida lo sviluppo delle soluzioni SaaS del gruppo, tra cui piattaforme dedicate alla gestione dello stock e dell’usato come Tcar e Tfact, progettate per supportare dealer e gruppi distributivi nella gestione integrata dei processi.

In uno scenario dove usato, post-vendita e noleggio stanno assumendo un peso crescente nella costruzione della marginalità, eliminare attriti operativi diventa una priorità strategica e non più soltanto organizzativa.

Tecnologia e AI come leva strategica

Il tema scelto dall’Automotive Dealer Day 2026, “Lead with your brand”, assume secondo bee2link group Italia un significato ancora più profondo in un mercato che oggi conta circa 75 marchi attivi. Per distinguersi non basta infatti costruire brand awareness: serve un’infrastruttura operativa capace di sostenere nel tempo efficienza, qualità del servizio e redditività.

“La trasformazione digitale ha dato al settore strumenti essenziali — visibilità, generazione di domanda, presidio dei canali — e lo ha fatto in modo necessario e tempestivo”, dichiara Tommaso Carboni, Country Director di bee2link group Italia. “Oggi, tuttavia, la competitività si gioca su un piano diverso: non è più sufficiente essere presenti, occorre essere efficienti, capaci di tradurre la complessità operativa in valore misurabile con metodo e continuità.”

“Questo richiede non l’aggiunta di nuovi strumenti, ma la costruzione di un’architettura coerente che integri dati, processi e persone a supporto delle decisioni strategiche e operative di concessionari e gruppi di distribuzione. È la direzione che orienta il nostro lavoro, ed è il confronto che intendiamo aprire all’Automotive Dealer Day”, conclude Tommaso Carboni.

Parte del gruppo europeo Cosmobilis dal 2022, bee2link group Italia punta così a rafforzare il proprio posizionamento come partner tecnologico per una distribuzione automotive sempre più orientata all’efficienza operativa e alla gestione evoluta della redditività.